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Attivo il ripetitore VHF "IR9AR" R5 alfa 145.7375 shift -600  tono 77,0 Hz - Conferenza  *ITARADIO*  A.I.R.C.I.N.  Sistema Echolink   (M.Aquilone)

Attivo il ripetitore UHF  "IR9UBI"  RU5 430.125 schift +1.600 tono 77.0 hz -Sistema Echolink  (Avola città)

Attivo Trasponder VHF 144,6625 Mhz -UHF 430.125 Mhz  (M. Aquilone)

Attivo Hot Spot  rete digitale D-STAR VHF 144.700 Mhz  IT9UQI  (M.Aquilone)

 

A.T.V

Ciò che sicuramente può rendere più interessante l'attività radioamatoriale è senza dubbio la possibilità di utilizzare non più il solo sistema di comunicazione fonico, sia esso mono o bidirezionale (half o full duplex), ma la possibilità, fornita dalle nuove tecnologie, di associare alle parole delle immagini trasmettendo quindi un segnale di tipo televisivo. I radioamatori hanno sempre cercato di sviluppare dei sistemi di comunicazione che permettessero questo tipo di collegamento, creando all'inizio una serie di modalità di trasmissione che vengono genericamente identificate con il termine SSTV (Slow Scan Television o Televisione a scansione lenta). Questa modalità permette a tutt'oggi di inviare, sul normale canale radiofonico con larghezza di banda pari a 5 KHz, dei segnali che opportunamente convertiti consentono la visualizzazione di immagini su un monitor video con una frequenza che può arrivare ad un fotogramma ogni 10 secondi. La qualità dell'immagine visualizzata è inversamente proporzionale al numero di schermi ricevuti in un minuto, quindi per ottenere la visualizzazione di un'immagine a colori di buona qualità occorre attendere all'incirca trenta secondi. La ricerca comunque era finalizzata a riprodurre delle trasmissioni simili alla televisione a scansione veloce (frequenze di quadro e di riga uguali alla televisione normale), e per riuscire in questa impresa si svilupparono, intorno alla fine degli anni 70, dei sistemi del tutto simili alla televisione terrestre con l'unica variante che la frequenza operativa dei trasmettitori dei radioamatori era allocata nella banda dei 70 cm (435 MHz.). Trasmettere in ATV, allora, significava irradiare segnali video modulati in ampiezza (AM), questo comportava evidenti problemi di filtrazione dei segnali generati dagli amplificatori, efficienza ridotta degli stadi finali, varie difficoltà per riuscire ad ottenere immagini a colori ben definite. Inoltre la tecnologia d'allora poneva l'hobbista di fronte a spese rilevanti; le attrezzature, infatti, non erano certo alla portata di tutti e per una semplice telecamera si doveva spesso ricorrere ad apparecchiature professionali dai costi proibitivi. Oltre a ciò, va anche detto che in Italia (unico caso in Europa), intorno agli inizi degli anni 80, i radioamatori hanno visto ridursi, da parte dell'autorità competente, lo spettro della banda 70 cm. loro assegnatagli, di parecchi megacicli. Tutto ciò rendeva impossibile proseguire nella sperimentazione di questa modalità di trasmissione che richiede una larghezza di banda del segnale video d'alcuni megacicli. La svolta si ebbe con l'avvento della trasmissione televisiva satellitare; con questo sistema di comunicazione, infatti, furono sviluppati ricevitori commerciali in grado di coprire la banda radioamatoriale dei 23 cm. (1300 MHz). Va infatti ricordato che un moderno RX SAT-TV per la ricezione di segnali analogici copre nel peggiore dei casi le frequenze da 950 a 1750 MHz, e nei casi migliori questo spettro può arrivare a coprire da 750 a 2150 MHz. La parte relativa allo stadio di ricezione poteva perciò dirsi già disponibile senza bisogno di sviluppare apparecchiature home-made. Agli OM che desideravano cimentarsi nella sperimentazione dell'ATV non restava che da sviluppare un valido trasmettitore in FM; lavoro che in ogni caso, era sicuramente più semplice rispetto allo sviluppo anche dello stadio di ricezione.